La conferenza dei capigruppo consiliari di Brindisi ha stabilito che la seduta di consiglio comunale durante la quale sarà discussa la mozione di sfiducia sarà quella del prossimo 25 marzo.
Il documento, come è noto, porta la firma di 12 consiglieri delle opposizioni e del consigliere di maggioranza Roberto Quarta.
La principale finalità dei proponenti, come è noto, è quella di far venire alla luce le contraddizioni che esistono all’interno della maggioranza e soprattutto la manifesta volontà di Fratelli d’Italia e dei Moderati di far rientrare in Giunta l’ex vice sindaco Massimiliano Oggiano e l’ex assessore alle attività produttive Luciano Loiacono.
Una eventualità che il sindaco Marchionna ha rispedito al mittente, anche se adesso la partita è all’esame delle segreterie nazionali dei partiti del centro destra. Insomma, si discute di nomi e proprio sui nomi si potrebbe addirittura verificare l’ipotesi di una conclusione anticipata di questa esperienza amministrativa. Una eventualità catastrofica per la città che proprio non avverte alcun bisogno di una gestione commissariale.
Il tutto, anche se francamente questa città è da tempo molto più che commissariata, grazie ad una sostanziale incapacità di determinare il suo futuro e di rivendicare i propri diritti.
Sarebbe bello, a questo punto, che il 25 marzo si discutesse in aula di passato e futuro della città, partendo dagli ultimi due schiaffoni subiti da Brindisi in merito alle scelte compiute nel porto. Sul Piano regolatore del Porto e sulla concessione alla MSC, infatti, le sorti di Brindisi le ha decise un commissario dell’ente portuale senza alcun confronto democratico con chi, invece, è stato eletto dal popolo e non nominato da un ufficio del Ministero. Ma anche in questo il consiglio comunale – maggioranza e opposizione – si è limitato a reazioni fuori tempo massimo, come due conferenze di capigruppo svoltesi il giorno prima delle decisioni finali. Ma Brindisi è una città spodestata e commissariata anche in ambito sindacale, con scelte che in alcuni casi vengono compiute altrove e con un crescente potere di condizionamento che per alcune sigle arriva da città limitrofe o dalle segreterie nazionali. E la situazione cambia di poco anche per le associazioni di categoria, incapaci di imporre la tutela del territorio e di dettare l’agenda per il futuro.
Il problema, infatti – se vogliamo parlare di crisi economica ed occupazionale di Brindisi – non sta nella chiusura di Cerano o della rinuncia di Eni alla chimica di Base (i cicli di produzione non durano per sempre). E’ da individuare, invece, nella totale mancanza di “visione” per il futuro. Insomma, Brindisi non sa realmente in quale direzione procedere. Non ha un’idea, non ha strumenti urbanistici e questo conferma che non sa su cosa puntare. Un dramma che non è individuabile nell’attuale governo cittadino, ma che parte da lontano e abbraccia tutta la società civile. Ecco perché bisognerebbe discutere su come uscire dalle sabbie mobili e non su chi deve occupare questa o quella poltrona. E il tempo, purtroppo, sta per scadere.