Ho letto con molta attenzione l’intervento su Quotidiano di Carlo Patrizio relativo al riconoscimento Unesco dell’Appia Antica e le sue valutazioni per realizzarlo come progetto interregionale di identità territoriali, così come è importante sapere che sono in programma gli Stati Generali dei comuni interessati alla Regina Viarum. Ne condivido valutazioni e propositi.
Ogni iniziativa per la gestione del riconoscimento UNESCO dell’Appia antica è certamente encomiabile e va sostenuta. Così come è importante il ruolo del comune di Brindisi per una progettazione consapevole delle potenzialità storiche e paesaggistiche delle proprie aree e luoghi collocati nella parte terminale dell’Appia . Si richiede forse maggiore consapevolezza e coerenza soprattutto da parte di tutti i promotori e sostenitori associativi culturali, politici e dagli stessi amministratori locali.
Come sostiene Carlo Patrizio…”le tante e tanto diverse comunità interessate devono esserne il reale soggetto, plurale e corale… realizzare un programma condiviso dalle comunità locali, basato sull’idea che nei territori coinvolti possano prendere corpo sistemi economici locali e compatibili con l’ambiente. Lungo la via Appia bisogna osare; non progetti e risorse a pioggia, ma un solo grande progetto di territorio, condiviso e articolato.”
Considerazioni e proposte di Carlo Patrizio che condivido pienamente.
Mentre si rivendica e si lavora per questo importante riconoscimento e si inizia a lavorare per il progetto e per la sua gestione, riprenderanno i lavori rfi per il collegamento su ferro con l’aeroporto. Un’opera ormai decisa e in fase di realizzazione.
Una parte di questo progetto (il raccordo con la tratta ferroviaria Taranto Brindisi) attraversa il vecchio tracciato dell’Appia e ne interromperebbe definitivamente la fruibilità e aggredirebbe una parte paesaggistica,faunistica e ambientale dell’area del Cillarese, qualora non fossero trovate e realizzate opere di mitigazione e di non interruzione viaria permanente (anche utilizzando un passaggio a livello come proposto in sede regionale a seguito delle prescrizioni del ministero della cultura).
La valorizzazione dell’area del cillarese assieme alle aree e alle strade comunali della parte terminale dell’Appia Antica,attraverso la realizzazione del suo parco terminale,come proposto già da Lega Ambiente, può diventare certamente un progetto di grande rilievo non solo storico ma anche di sviluppo turistico ed economico e di identità.
I Romani realizzavano le strade per logiche militari, di dominio e di espansione ma mentre le costruivano attorno ad esse si realizzava sviluppo e, come diremmo nei giorni nostri, attrazione di investimenti. A dimostrazione che le infrastrutture, da sempre, non servono solo per far transitare uomini e merci ma creano anche altre utilità, culture e civiltà.
Sostengo da tempo come la via Appia e la Traiana hanno rappresentato, per la loro parte terminale nel nostro territorio, fattore di sviluppo, di modernizzazione anche nel settore agricolo e vitivinicolo. Le derrate alimentari e il vino necessari per approvvigionare le truppe che si imbarcavano dal porto di Brindisi, terminal della via Appia e della via Traiana, venivano prodotti in questa area. La viticoltura fu portata nei nostri territori dai messapi ma ebbe un salto di qualità e anche di quantità proprio con i Romani. Il porto di Brindisi raggiungibile con la via Appia e con la Traiana per ragioni prima di carattere militare e poi per il ruolo che contestualmente veniva ad assumere anche dal punto di vista commerciale nel mediterraneo diventò fattore di sviluppo territoriale. E non a caso i romani nel fare le strade sceglievano tracciati dove era possibile sviluppare, incrementare o realizzare attività agricole necessarie all’approvvigionamento di derrate alimentari per i propri soldati e per i bisogni della vita quotidiana.E si costruivano tracciati preferibilmente vicini a corsi d’acqua. Il vino era un alimento indispensabile così come l’olio anche per bisogni non solo alimentari.La viticoltura e l’olivicoltura della campagna che arrivava fino a Brindisi si sviluppano così. La testimonianza più importante è rappresentata, oltreché dalla fertilità dei terreni brindisini, dalla presenza delle fornaci di anfore utilizzate per il trasporto via mare di vino e di olio.
Mentre allora si definiscono i contenuti per partecipare alla più ampia progettazione e gestione per la valorizzazione dell’Appia antica sarebbe opportuno conoscere bene e con precisione il vero tracciato della stessa nei nostri territori e in particolare quello brindisino, senza farsi condizionare dal recente vissuto o da riferimenti relativi all’attuale via Appia. Il tracciato non è certamente quello che comunemente abbiamo conosciuto in epoca moderna, la vecchia statale poi trasformatasi nell’attuale superstrada che porta a Taranto.
Gli storici locali e non solo loro sostengono che il tracciato della vera Appia antica sia quello della vecchia strada per Mesagne oggi strada comunale per lo Spada e Casignano. Una parallela della statale e costeggiante i canali (Capece, Galina, Cillarese) che allora bagnavano le campagne del territorio e arrivavano fino al seno di ponente del porto di Brindisi.Come Tenuta Lu Spada abbiamo recuperato la vecchia vocazione vitivinicola di terreni che si trovano a ridosso di questo tracciato o, come sostiene qualche storico, addirittura attraversati dall’Appia Antica.
Bisogna evitare allora che in qualsiasi progetto di valorizzazione della “regina viarum” prevalgano inutili sovrapposizioni di studi e progetti ma sopratutto approssimazioni e superficialità storiche dal momento che può essere una occasione utile per ridare identità e riconoscibilità ai nostri territori attraversati dalla via Appia antica. Servirebbe per dare un po’ di lungimiranza e conoscenza agli stessi amministratori locali per salvaguardare i tracciati e una vera segnalazione lasciando così alle future generazioni le tracce e i luoghi giusti del passato e non solo semplici nomi o addirittura segnalazioni artificiose oppure una inutile interruzione a causa di un altrettanto inutile attraversamento ferroviario.
Ma la conoscenza dell’antico tracciato serve anche ad evitare eventuali interventi di aggressioni e stravolgimenti paesaggistici che si potrebbero tuttora realizzare sul reale percorso dell’Appia antica facendo scomparire qualsiasi riferimento reale ad un “bene culturale e comune”. Così anche la valorizzazione dal punto di vista turistico ed enogastronomico della via Appia non sarebbe solo una proposta costruita sulla carta per ottenere un po’ di finanziamenti ma avrebbe il suo ancoraggio reale e storico.
Si spera che anche chi lavorerà al progetto possa dare un contributo per far conoscere e salvaguardare la vera Appia antica e il tracciato che, attraverso i comuni coinvolti, era utilizzato per raggiungere il porto di Brindisi.
La nostra azienda ha realizzato a suo tempo, in maniera del tutto inconsapevole del loro valore storico, in aree contigue e attraversate dal tracciato terminale dell’Appia Antica in direzione del porto,i propri nuovi impianti di vigne, coltivate solamente con pratiche biologiche e attente a salvaguardare la sostenibilità dell’area del cillarese.
Ma sulle vecchie strade comunali della campagna brindisina ci sono ben altri vigneti e aziende vitivinicole più importati e con maggiore storia,sia sul versante dell’Appia direzione Taranto sia sul versante della Traiana direzione Bari che possono arricchire la progettazione e la gestione del riconoscimento Unesco con una cultura millenaria vitivinicola, paesaggistica, produttiva ed enogastronomica. Coinvolgere e rendere protagonisti anche noi vitivinicoltori sarebbe utile oltre che opportuno proprio come indicato da Patrizio per rendere il riconoscimento un impegno plurale, condiviso e corale.
Carmine Dipietrangelo
Tenute Lu spada