Caliolo (Uil): L’ideologia anti-industria è un danno certo per il lavoro ed i lavoratori brindisini. Lo sviluppo passa dagli investimenti

Quando autorevoli rappresentanti politici locali tirano in ballo il Sindacato ci sentiamo gratificati: è segno che le nostre posizioni colgono un punto caldo delle questioni più urgenti per la città ed il territorio. Certo, preferiremmo un confronto propositivo sul futuro, sullo sviluppo e sul lavoro di Brindisi e ci eviteremmo volentieri le lezioncine moralistiche su cosa il Sindacato dovrebbe o non dovrebbe fare per tutelare i lavoratori e le loro famiglie. Ma tant’è: a questa politica-polemica, fatta di cavilli e facili ricorsi alle Procure, di «no a tutto» ed in modo particolare alla brutta, sporca ed inquinante Industria ci abbiamo fatto – a malincuore – l’abitudine. Ci ha fatto l’abitudine anche la città, ostaggio da decenni della politica dei «no» che ha contribuito, non poco, a far percepire Brindisi come un territorio nel quale è meglio non investire. Un atteggiamento dannoso ed irresponsabile verso centinaia di famiglie di cui stiamo raccogliendo le amare conseguenze. Una posizione che, ci sembra, è stata bocciata dai brindisini nella prima occasione elettorale utile. 

Ci fa specie che i più attivi ad intervenire oggi sull’Industria siano proprio gli stessi che ieri animavano i «Girotondi contro l’Industria» ed iniziative simili. Oggi continuano con lo stesso piglio ideologico, senza ammenda per le proprie posizioni, con la determinazione di demolire ogni possibile residua possibilità che Brindisi possa continuare ad avere un Settore Secondario all’altezza delle sfide contemporanee.

A differenza di altri il Sindacato non impartisce lezioni di morale o di economia. Ad esempio non entriamo in merito alla posizione dell’ex sindaco Riccardo Rossi di fare le pulci all’azienda Basell pretendendo carte e fatti certe, possibilmente in tempo reale, su ogni spostamento impiantistico nella complessa fase di transizione in corso. Ci sembra un atteggiamento oltremodo cavilloso, tipico di chi vuol cogliere in fallo sul formalismo più che favorire un processo di Transizione, ma non siamo noi a dare lezioni.

La UIL ha un metodo diametralmente opposto: non abbiamo pregiudizi sulle Aziende ed i gruppi industriali che vogliono investire, chiediamo a tutti tutela del lavoro che c’è – senza discriminazioni fra diretto ed indotto – ed investimenti capaci di promuoverne nuovi posti di lavoro. Questo – ovviamente! – nel rispetto di ogni Normativa di settore: da quelle ambientali a quelle contrattuali e della sicurezza. Il resto – le analisi del sangue e dei processi industriali, quella delle intenzioni e quella delle scelte manageriali – li lasciamo volontieri ad altri. Magari agli ingegneri, a chi sa sempre tutto su ogni cosa.

Di certo – per Statuto e missione – il Sindacato difende i lavoratori, non le Aziende ma se non vi fossero le Aziende non ci sarebbe lavoro e va da sé che gli investimenti vadano favoriti e non ostacolati. I più deboli e fragili – che oggi si chiamano “lavoratori del settore industriale” – si difendono innanzitutto difendendo la possibilità che l’Industria vi sia. Poi che rispetti tutte le regole del caso ma innanzitutto che vi sia.

Chi in nome del Sole dell’Avvenire immagina una Brindisi senza Industria prepara la morte clinica del tessuto economico, sociale e culturale della città. La UIL di Brindisi immagina, al contrario, una Brindisi finalmente senza ideologia nella quale si perseguano scelte ragionevoli con numeri e dati alla mano per difendere e promuovere lavoro e lavoratori.

Ad ognuno il suo sogno.

Il Coordinatore Provinciale UIL Brindisi

Fabrizio Caliolo

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